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Arcivescovo di Crotone – Santa Severina Lettera dell’Arcivescovo Alberto alla Chiesa di Crotone -Santa Severina NON RINUNCIARE AI GIOVANI Cara Chiesa che vivi e abiti in Crotone – Santa Severina, non rinunciare ai giovani! Questa lettera nasce in prossimità del 31 gennaio, memoria di san Giovanni Bosco. Per te non è solo una data sul calendario o un ricordo edificante, ma una chiamata che torna a farsi sentire. È come una voce che ti prende per mano e ti chiede di guardare ancora una volta al cuore della tua missione: i giovani, la vita che nasce, il futuro che ti è affidato. In queste prime settimane del nuovo anno 2026, i recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto giovani e adolescenti, e che hanno trovato ampio spazio sui media, non possono lasciarti indifferente, perché sei una comunità che ama e che soffre con la sua gente. Sono ferite che toccano anche te, domande che non puoi evitare, grida che bussano alle tue porte. Non sei chiamata a commentare da lontano, ma ad abitare questo tempo con responsabilità e con cuore. Questi fatti ti interrogano nel profondo. Ti chiedono se sai ancora generare alla vita, se riesci ad accompagnare ragazzi e ragazze nei passaggi fragili e decisivi dell’esistenza, se sei capace di stare accanto alle loro domande senza fretta, senza giudizio, senza ridurle a problemi da risolvere. Quando dici, o ti senti dire, che “i giovani non ci sono”, rischi di nascondere una rinuncia più grande: quella di cercarli, di attenderli, di credere che abbiano ancora bisogno di te e che tu abbia ancora qualcosa di vero da offrire loro. ‘Educare’ non è anzitutto organizzare meglio o fare di più. ‘Educare’ chiede prima di tutto un cuore convertito, uno sguardo che si lasci toccare, una disponibilità a ricominciare. Se tu, Chiesa, smetti di educare, che cosa diventi? Rischi di trasformarti in un luogo che funziona ma non genera, che offre servizi religiosi ma non accompagna, che riempie il tempo senza toccare la vita. E questo, lentamente, spegne anche la tua gioia. Con semplicità e verità, sei chiamata a riconoscere le tentazioni in cui rischi di fermarti. Quando per esempio ti appoggi a consuetudini Piazza Duomo n.19, 88900, KR

Arcivescovo di Crotone – Santa Severina rassicuranti, ti rifugi in ciò che è già noto o consueto, quando cerchi riparo in zone di comfort pastorale, quando presti il fianco ad alibi — il poco tempo, le poche forze, i pochi giovani — che spesso nascondono in te una stanchezza più profonda: la paura di lasciarti disturbare, di perdere qualcosa, di dover cambiare davvero. Così rischi di custodire più le abitudini che le persone, più l’organizzazione che le relazioni. Eppure sai bene che quando non educhi, perdi qualcosa di essenziale di te stessa. Educare è una forma alta e faticosa di amore. Non permette di restare a distanza, non consente di attendere che siano gli altri a muoversi. Educare ti espone, ti fa uscire, ti chiede tempo, pazienza, fedeltà. Ti obbliga a camminare accanto, anche quando il passo è lento e il risultato non è immediato. Per questo sei chiamata, oggi più che mai, a educarti per prima a una missionarietà semplice e quotidiana. Non fatta di eventi straordinari, ma di presenza fedele. Una missionarietà che passa dalle relazioni, dall’ascolto, dalla capacità di stare nei luoghi reali della vita: nelle famiglie a scuola, nello sport, nelle fatiche educative, nelle fragilità, nelle periferie interiori. Educare, per te e per gli adulti che ti compongono, significa soprattutto offrire ai giovani ragioni per non arrendersi, segni concreti di speranza, esperienze in cui sentirsi accolti non per ciò che fanno, ma per ciò che sono. Significa far sentire a ciascuno: sei atteso, sei importante, c’è posto per te. Significa costruire luoghi dove i giovani possano stare. Dentro di te vive anche la fatica degli adulti: genitori, nonni, educatori, sacerdoti. Davanti a drammi che segnano la vita dei giovani e dei ragazzi, ti scopri fragile, a volte disarmata. Ti rendi conto che non puoi garantire tutto, che non puoi proteggere sempre, che la vita non è mai possesso ma affidamento. Questa consapevolezza non ti libera dalla responsabilità educativa; al contrario, la rende più vera. Educare non è controllare, ma custodire. Non è trattenere, ma accompagnare. Non è avere tutto sotto controllo, ma fidarsi. Piazza Duomo n.19, 88900, KR

Arcivescovo di Crotone – Santa Severina Anche il modo in cui parli, in cui ti racconti, in cui nomini la vita e le sue ferite, è già educazione. Le parole che usi possono ferire o curare, scoraggiare o rialzare. Un linguaggio stanco e rassegnato non genera vita. Un linguaggio sobrio, vero, abitato dalla speranza, diventa invece carezza e promessa. La figura di san Giovanni Bosco resta per te una luce affidabile. Egli ha creduto nei giovani prima ancora di vederne i risultati. Ha scelto di stare con loro, di amarli, di fidarsi della promessa nascosta in ciascuno. Educare, come insegna la sua vita, significa “tirare fuori” il bene possibile, anche quando è fragile, anche quando sembra sepolto. Ma questo è possibile solo se chi educa è credibile, se vive ciò che dice, se non ha paura di spendersi. Per questo non puoi educare da sola. Sei chiamata a costruire alleanze, a camminare insieme, a condividere responsabilità. Con le famiglie, con la scuola, con chi ogni giorno incrocia la vita dei ragazzi. Non collaborazioni occasionali, ma legami pazienti, fedeli, capaci di durare. In questo cammino risuonano le parole di Papa Leone XIV, che ti invita a «disegnare nuove mappe di speranza»: non mappe teoriche, ma tracciate insieme, passo dopo passo, nella vita concreta delle persone. Resta allora per te una domanda che non puoi eludere: che cosa vuoi consegnare ai giovani, se non la fiducia nel futuro? Che cosa puoi offrire loro, se non la certezza che la vita vale la pena di essere vissuta e che non sono soli nel cammino? Non avere paura di educare. Abbi piuttosto il coraggio di tornare all’essenziale, di convertirti ancora, di credere che generare alla vita è parte irrinunciabile della tua vocazione. Solo così non sarai un luogo che riempie il tempo, ma una casa da abitare, una presenza che accompagna, una Chiesa che non rinuncia ai giovani. Su questo cammino non sei lasciata sola. Il vescovo c’è. C’è con il suo ascolto, con la sua presenza, con il desiderio di condividere fatiche e sogni. Non intende limitarsi a indicare una direzione dall’alto, ma vuole essere il primo a mettersi in mezzo, a camminare accanto, a lasciarsi coinvolgere. L’educazione dei giovani non è una delega, ma una responsabilità condivisa Piazza Duomo n.19, 88900, KR

Arcivescovo di Crotone – Santa Severina che chiede prossimità reale e legami veri. E una parola semplice e diretta: se ci stai, io ci sono. Per questo, alla fine di questa lettera, ti lascio uno spazio semplice e concreto di contatto come segno di una disponibilità reale a rimanere in dialogo. Non per raccogliere lamentele o proposte astratte, ma per ascoltare esperienze, domande, tentativi, desideri. Perché educare significa anche questo: tenere aperti i canali della relazione e non smettere di parlarsi. In questo stesso orizzonte si colloca anche la mostra dedicata a Carlo Acutis, che sarà ospitata dal 3 al 10 febbraio nella parrocchia di Santa Rita a Crotone. La sua testimonianza, così vicina al mondo dei giovani, racconta che la santità non è lontana dalla vita quotidiana, ma può abitare il tempo presente, le passioni, la tecnologia, le relazioni. È un’occasione preziosa per lasciarsi provocare insieme, per guardare al futuro con fiducia, per ricordare che anche oggi il Vangelo può prendere carne nella vita dei più giovani. Non rinunciare a loro! +Alberto Crotone, 31 gennaio 2026 Piazza Duomo n.19, 88900, KR

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